Urlare non servirà a nulla

Urlare non servirà a nulla. No, non è la scena di un film hollywoodiano, in cui l’assassino sbuca dal sedile posteriore di un auto, terrorizzando la sprovveduta fanciulla di turno. Piuttosto si tratta della scena politica italiana.

Vent’anni di Porta a porta ci hanno insegnato che più alzi la voce, più la tua credibilità sale alle stelle. E in tutta onestà, spesso, anche gli spettacoli di Beppe Grillo sono ampiamente sonorizzati. Nulla di sbagliato per carità, naturalmente il contenuto, se ben strutturato, viene prima della forma, e spesso di fronte ad orecchie ermeticamente serrate il volume si alza di sua spontanea volontà. Il rischio che si corre è però quello di farsi assorbire dal vizio Made in Italy della propaganda delle urla, o peggio ancora, divenire schiavi della rissa, un po’ come succede ai nostri deputati in parlamento.

Da questo dobbiamo cercare di sfuggire. Le arringhe e le invettive stanno molto meglio in tribunale, dove gli avvocati si esercitano con laute ricompense. Per ripartire è necessaria la forza delle idee. L’exploit del MoVimento 5 Stelle non è frutto di una volontà emulatrice, chi va alle urne e sceglie questo simbolo, non si sente e né vuole essere epigone di Grillo. A dare entusiasmo sono quei pochi punti, per nulla confusi: ambiente pulito, informazione libera, tagli alle spese inutili, valorizzazione del cittadino. A questo programma l’elettore, credo, affida il voto. Un programma, che per dirla con una canzone di Caparezza, cerca di abbattere “il Fronte dell’uomo qualcuno” per restituire all’uomo qualunque il controllo del bene pubblico.

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