Lo stato Italiano e la violenza di genere



Romina Aiello a 5 stelleDi recente non si fa altro che parlare di violenza di genere e l’istituzione della giornata contro la violenza sulle donne ha portato nel web, nelle sale e nei palazzi fior di riflessioni sui modi e sulle poss
ibilità che esistono per contrastare un fenomeno che, ahinoi, non è una novità del nostro tempo ma piuttosto un retaggio culturale.
Il frutto di un sistema che ancora oggi, nei nostri civilizzatissimi paesi, educa bambini e bambine ad una differenza sostanziale basata sul genere e non sull’individualità e legittima comportamenti che sono chiaramente spie di una cultura che di abbandonare certi retaggi non ne vuole proprio sapere.

Ma come contrasta la violenza lo Stato Italiano?
Con cinque inutili articoli di legge passati con “urgenza” insieme ad altri temi scottanti quali la tav e le Province, questa è la risposta Italiana alla violenza di genere.
Non con la cultura, non con i servizi, non con la scuola e con l’educazione.

Viviamo in uno stato di stampo prevalentemente patriarcale che si ritrova ad essere agli ultimi posti su ogni statistica di livello europeo per ciò che riguarda i servizi alla famiglia.
In Italia i servizi alla famiglia li svolgono le donne: le donne sono i nostri servizi sociali in caso di figli, disabilità e anzianità.

In Italia una donna non è libera e non è libera perchè deve pensare a svolgere tutti i servizi che le sono assegnati dallo Stato e dalla società e se vuole un minimo di autostima e di riconoscimento deve anche lavorare (o studiare), subendo, a torto o a ragione il senso di colpa per le persone che mentre lavora sta abbandonando -siano essi mariti, genitori anziani o figli.

Una donna che lavora in Italia ha “le palle”, cioè è simile all’uomo, ma siccome è donna per definizione deve essere anche più virtuosa, più dolce, più tenera, più comprensiva, più attenta, più buona e soprattutto più fragile.
E siccome la donna è fragile è vittima di violenza, anche da parte dello Stato che continua a tenerla in questa condizione di inferiorità, in un limbo in cui in un momento è l’eroina dei tempi moderni che si destreggia tra palestra, figli, marito, lavoro e genitori e nel momento in cui sbaglia è la madre distratta, la moglie trascurata, la figlia ingrata, quella che non sa guidare o la solita femminuccia che pensa sempre ad altro sul lavoro.

Alla base delle violenza fisiche c’è un sistema che vorrebbe risolvere un problema prodotto al suo interno senza modificare se stesso. Infatti le violenze che si perpetuano oggi ai danni delle donne non sono solo fisiche, vi è una mancanza sostanziale di diritti anche nello Stato che ha appena ratificato la convenzione di Instanbul e che oggi pensa di tutelare le donne aumentando le pene.
Lo stesso Stato multato dall’Unione Europea per le carceri che scoppiano e che sta pensando all’amnistia per risolvere quest’altro problema, ovvero rimettendo in libertà gli stessi che condanna.

Ebbene questo è lo Stato che fa la legge per mandare gli uomini in “paternità” ma non ha ospedali che possano accoglierli quando la moglie partorisce, la quale è comunque costretta a ricorrere all’aiuto di mamme, sorelle e amiche perchè gli uomini non possono rimanere ad assistere le mogli per poter tutelare la privacy delle altre due o tre donne che dividono la stanza con lei.

E’ lo stesso Stato che negli anni settanta ha istituito i consultori ed ha approvato l’aborto salvo poi inventarsi l’obiezione di coscienza, quasi stessimo parlando di un omicidio premeditato.
Istituto praticato oltre i limiti di ogni legge vigente pure se devono prescriverti un anticoncezionale o la pillola del giorno dopo, quando la “vita” ancora neanche c’è, costringendo spesso le donne a girare come delle trottole per poter affermare il proprio diritto all’autodeterminazione vedendosi giudicate di guardia medica in guardia medica, da consultorio a consultorio da uomini e donne che neanche sanno perchè si trova là a chiedere quello che sta chiedendo.

E’ lo stesso stato che invita le donne a rimanere a casa ad accudire i propri genitori anziani consolandole con un misero assegno di cura (altrimenti detto accompagnamento), istituto inventato per mettere a tacere un pò di chiacchericcio, dare il contentino alle femministe di turno e non sopperire al proprio dovere di prendersi cura della propria fascia di popolazione più debole.

E’ lo stesso stato che sulla carta garantisce livelli essenziali di assistenza ma li subordina alla necessità ed alle spese degli enti i quali possono scegliere se finanziare un asilo nido, un servizio di assistenza ai disabili, un servizio di assistenza domiciliare o uno sportello antiviolenza, ma se nel frattempo hanno dilapidato ogni loro bene, questi servizi passano in secondo piano, in barba ad ogni diritto di autodeterminazione, al lavoro e all’assistenza.

E’ lo stesso stato che ti manda in maternità e in malattia ma ti riduce lo stipendio.

E’ lo stesso stato che per aumentare la natalità al proprio interno anzicchè favorire la nascita di asili nido per avere donne autonome dalle famiglie e dai mariti dandogli la possibilità di cercare e trovare un lavoro ti dà il bonus bebè.
Un’altra elemosina legalizzata elargita senza alcun criterio, a pioggia, fintanto che c’erano i soldi, purchè si stia a casa.

Volendoci fermare dal proseguire un elenco che potrebbe rivelarsi davvero molto lungo, l’unica riflessione e la domanda che sorge spontanea è : ma davvero lo Stato e la Società Italiana vogliono fermare la violenza di genere?
Perchè allora non cominciamo dalle basi del diritto?
Ciò che bisognerebbe fare sarebbe applicare quel principio introdotto dall’articolo 3 della nostra costituzione secondo cui :
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

C’è la violenza del retaggio, che dobbiamo combattere con l’educazione in un sistema coerente con quanto afferma, la violenza della follia, che dobbiamo imparare a riconoscere e ad allontare quanto prima, e c’è anche la violenza dello Stato, che diventa di riflesso violenza della società.
Non bisogna solo esortare le donne a denunciare, bisogna poter dare loro un sistema disposto ad accoglierle anche quando sono da sole senza che debbano fare il doppio o il triplo dello sforzo rispetto ad un uomo.
Non ci servono eroi che salvano o eroine che muoiono di botte o di stress, ci servono cittadini liberi, educati e consapevoli.

Romina Aiello

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